L’Italia firma la Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite

Strasburgo, 25 ottobre 2012 – L’Italia ha firmato la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984 ed entrata in vigore il 26 giugno 1987.

L’Italia è il sessantaquattresimo Stato che sottoscrive questo Trattato, dopo dieci anni dalla firma del Protocollo Opzionale.

Questa Convenzione richiede ora all’Italia di incorporare il crimine di tortura all’interno della propria legislazione nazionale e di punire gli atti di tortura con pene adeguate; di intraprendere una rapida e imparziale inchiesta su ogni presunto atto di tortura; di assicurare che le dichiarazioni rese sotto tortura non vengano utilizzate come prove durante processi; e di riconoscere e far applicare il diritto delle vittime di tortura e dei loro parenti più stretti a ricevere un equo e adeguato risarcimento e recupero psicofisico e sociale.

Nessuna circostanza eccezionale – come uno stato o una minaccia di guerra, instabilità politica interna o qualsiasi altra pubblica emergenza – può essere invocata come giustificazione di atti di tortura. La stessa disposizione vale per quell’individuo che abbia compiuto tali atti in seguito ad un ordine di un superiore o di autorità pubblica. All’Italia è ora proibito di rinviare una persona in uno Stato nel quale potrebbe essere a rischio di subire tortura.

L’Italia dovrà inoltre dare la disponibilità per le ispezioni nei luoghi di privazione della libertà personale da un Comitato di esperti delle Nazioni Unite e di istituire un meccanismo nazionale indipendente di controllo e monitoraggio dei luoghi di detenzione, quali le carceri, le stazioni di polizia, gli ospedali psichiatrici e i centri di identificazione per stranieri.

La firma di questo Trattato è un indubbio passo avanti per la garanzia di uno dei diritti umani più importanti, sancito dall’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che stabilisce che “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

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