Respingimenti in mare, la CEDU esaminerà il caso Hirsi e altri c. Italia in Grande Camera il 22 giugno 2011

Strasburgo, 5 giugno 2011 – Il 22 giugno 2011 la CEDU, riunita in Grande Camera, tratterà in udienza pubblica il caso Hirsi e altri c. Italia. Il caso riguarda un gruppo di migranti, somali ed eritrei, provenienti dalla Libia, arrestati in mare e ricondotti in Libia dalle autorità italiane.

I ricorrenti, assieme a circa altre 200 persone, nel 2009, lasciarono la Libia a bordo di tre imbarcazioni per raggiungere le coste italiane. Tra loro vi erano bambini e donne incinte. Il 6 maggio 2009, le tre imbarcazioni, che si trovavano a circa 35 miglia a sud dell’isola di Lampedusa, quindi nell’area di ricerca di competenza maltese, furono intercettate da imbarcazioni della Guardia di Finanza e della Guardia costiera italiane. Gli occupanti delle imbarcazioni intercettate furono trasferiti sulle imbarcazioni militari italiane e ricondotti a Tripoli.

I ricorrenti affermano che durante il viaggio i militari italiani non li informarono della loro destinazione e non effettuarono alcuna procedura di identificazione. Una volta arrivati presso il porto di Tripoli, i migranti furono consegnati alle autorità libiche.

In occasione di una conferenza stampa tenutasi il 7 maggio 2009 il ministro dell’Interno italiano dichiarò che le operazioni di intercettazione delle imbarcazioni in alto mare e il rinvio dei migranti in Libia erano la conseguenza dell’entrata in vigore, il 4 febbraio 2010, di un accordo bilaterale concluso con la Libia che dava una svolta decisiva nella lotta all’immigrazione clandestina.

I ricorrenti ritengono che questi fatti siano da ricondurre alla competenza giurisdizionale dell’Italia, ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione.

I ricorrenti ritengono inoltre che sia stato violato l’articolo 3 della Convenzione (divieto di trattamenti inumani o degradanti) perché la decisione delle autorità italiane di intercettare in alto mare le imbarcazioni e di respingere i loro occupanti immediatamente verso la Libia li abbia esposti al rischio di essere sottoposti a maltrattamenti.

I ricorrenti, invocando sempre l’articolo 3 della Convenzione, hanno espresso inoltre il timore di poter essere rispediti verso i loro paesi d’origine, la Somalia e l’Eritrea, dove potrebbero essere esposti a maltrattamenti.

I ricorrenti si lamentano inoltre della violazione dell’articolo 4 del Protocollo n. 4 per aver subito un’espulsione collettiva illegittima.

I ricorrenti invocano infine l’articolo 13 della Convenzione (diritto ad un ricorso effettivo) in quanto non hanno avuto a disposizione alcuna via di ricorso effettiva in Italia per lamentarsi delle violazioni di cui agli articoli 3 della Convenzione e 4 del Protocollo n. 4.

Il ricorso è stato presentato il 26 maggio 2009 e la Camera a cui era stato inizialmente assegnato ha trasmesso il caso alla Grande Camera il 15 febbraio 2011.

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